Il tartufo nella storia

C’era una volta il tartufo, un profumatissimo e misterioso frutto della terra.
Il tartufo è conosciuto fin dai tempi più antichi. Essendo un prodotto che nasce sottoterra, per secoli la sua origine è stata fonte di leggende, lontane dalle verità scientifiche. Sembra che già i Babilonesi lo conoscessero e ne facessero uso nel 3000 a.C., ed abbiamo testimonianze della sua presenza anche nella dieta dei Sumeri ed al tempo del patriarca Giacobbe, intorno al 1700 a.C.

Dalla Mesopotamia la sua fama raggiunse anche l’antica Grecia, e fu proprio qui che il filosofo Plutarco di Cheronea, nel I secolo d.C., azzardò la celebre quanto fantasiosa ipotesi che il tartufo fosse il frutto dell’azione combinata tra fulmini, calore e acqua. Da questa bizzarra interpretazione, trassero ispirazione vari poeti: uno di questi, Giovenale, raccontava infatti che il tartufo (all’epoca chiamato “tuber terrae”) nascesse da un fulmine scagliato nientemeno che da Giove in prossimità di una quercia (albero sacro al padre degli Dèi). Poiché Giove era famoso anche per la sua straordinaria carica sessuale, al tartufo vennero automaticamente attribuite qualità afrodisiache confermate anche oltre il mito. Scriveva infatti il medico Galeno : “Il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà”.

Un’altra caratteristica del tartufo era, è lo è ancora oggi, la sua rarità: già al tempo dei Romani il suo prezzo era molto elevato proprio a causa della sua difficile reperibilità, oltre che per la prelibatezza del suo sapore. Nell’antica Roma le prime ricette di tartufo si devono ad Apicio, noto cuoco dell’Imperatore Traiano (53-117 d.C.).

Durante il Medioevo, negli anni della superstizione più nera, il tartufo venne additato come cibo del diavolo e bandito da ogni dieta: si credeva infatti che contenesse veleni che potevano condurre alla morte. Ma il rischio di avvelenamento non era collegato all'organismo tartufo in sè, ma al luogo in cui cresceva, data la possibile vicinanza del terreno a nidi di serpi ed altri animali velenosi, ferri arrugginiti e cadaveri.

Si dovette aspettare fino al Rinascimento, con il rifiorire di tutte le arti, per poter ritrovare in tavola deliziose ricette a base di tartufo, restituendo al prezioso tubero quella fama di cui aveva goduto nei tempi antichi. 

Nel 1700, una volta abbandonata la consuetudine di condire i cibi con notevoli quantità di spezie, crebbe nuovamente la pratica di usare il tartufo come condimento delle pietanze, soprattutto sulle tavole degli aristocratici. Forte del proprio prestigio, il suo utilizzo si diffuse così nelle varie corti europee: in particolare in Francia si ebbe un orientamento maggiore per il Nero Pregiato - Melanosporum Vitt., mentre in Italia andò affermandosi il consumo del Tartufo Bianco - Magnatum Pico

La fama del tartufo come prodotto d’eccellenza fino ai giorni nostri, è storia ben nota.

 

I personaggi del tartufo

 

 

Carlo Vittadini (botanico e micologo) scrisse la "Monographia Tuberacearum" (1831) dove classificò con criteri scientifici per la prima volta le diverse varietà di tartufi. Tanto che molti tartufi contengono nel loro nome scientifico l’abbreviazione di Vittadini (Vitt.).

 

 

 

 

 

Giocchino Rossini, grande estimatore del tartufo, lo utilizzava in numerose pietanze, tra le quali il “Tournedot (filetto) alla Rossini” rimane la più famosa.

 

 

 

 

 

 

 

Il Conte Camillo Benso di Cavour nelle sue attività politiche utilizzò spesso il tartufo come mezzo per favorire le relazioni diplomatiche con i paesi stranieri, inserendolo in menù ufficiali in diverse occasioni.